
Possiamo desiderare un cambiamento e, nello stesso tempo, continuare a ripetere ciò che ci fa stare male. Rimaniamo dentro un’abitudine, affrontiamo una discussione sempre nello stesso modo o rinunciamo a un’esperienza prima ancora di provarla. La riflessione di Virginia Satir invita a osservare questa contraddizione: ciò che conosciamo può esercitare una forte attrazione anche quando non risponde più ai nostri bisogni.
“La maggior parte delle persone crede che l’istinto più forte sia quello di sopravvivenza, ma non è così. L’istinto più forte è quello di aggrapparsi a ciò che è familiare.” — Virginia Satir
Il significato della frase
Questa riflessione di Virginia Satir, riportata da Richard Bandler nel libro Il potere dell’inconscio e della PNL, mette in evidenza quanto possa essere difficile abbandonare modalità di comportamento conosciute. Il punto centrale è il legame tra familiarità e prevedibilità: una situazione può essere insoddisfacente, ma sappiamo già come muoverci al suo interno.
Il confronto con l’istinto di sopravvivenza ha un tono provocatorio. È utile leggerlo come un’osservazione sulla forza delle abitudini e della resistenza al cambiamento, senza trasformarlo in una classificazione scientifica degli istinti umani. La frase richiama quei momenti in cui continuiamo a scegliere ciò che conosciamo, pur riconoscendo che avremmo bisogno di qualcosa di diverso.
La familiarità può offrirci punti di riferimento. Conosciamo le reazioni che una situazione suscita, immaginiamo le difficoltà e abbiamo sviluppato modi per affrontarle. Il cambiamento introduce invece domande alle quali non sappiamo ancora rispondere: come mi comporterò? Sarò capace? Che cosa perderò? Anche una possibilità desiderabile può quindi accompagnarsi a esitazione.
Pensiamo a una persona che vorrebbe esprimere con maggiore chiarezza le proprie esigenze, ma ha sempre evitato il confronto. Tacere le procura frustrazione, eppure è una risposta conosciuta. Parlare richiede di affrontare l’incertezza della reazione altrui. Il disagio di un comportamento nuovo può comparire proprio mentre stiamo cercando una risposta più adatta ai nostri bisogni.
Questo aiuta a comprendere perché sapere che cosa cambiare non sia sempre sufficiente. Possiamo riconoscere un’abitudine e continuare a ripeterla nei momenti di stanchezza o tensione. Una risposta utilizzata a lungo è più immediatamente disponibile; quella nuova richiede attenzione, esercizio e occasioni nelle quali sperimentarla.
Il cambiamento può diventare più affrontabile quando viene tradotto in passi concreti. Chi desidera comunicare meglio potrebbe cominciare da una richiesta semplice, in un contesto nel quale si sente abbastanza tranquillo. Dopo il tentativo può osservare che cosa è successo, che cosa ha funzionato e che cosa vorrebbe modificare. Ripetere esperienze diverse permette gradualmente di rendere più familiare anche ciò che inizialmente sembrava estraneo.
La frase invita inoltre a esaminare il rapporto tra ciò che facciamo e l’immagine che abbiamo di noi. Espressioni come “sono sempre stato così” possono descrivere un’esperienza, ma diventare anche un limite quando chiudono ogni possibilità di apprendimento. Riconoscere una tendenza personale può essere il punto di partenza per lavorarci, senza doverla considerare immutabile.
È altrettanto importante ricordare che non ogni abitudine va abbandonata. La familiarità comprende anche relazioni affidabili, competenze e routine che ci sostengono. La domanda utile riguarda l’effetto che producono oggi: questa modalità mi aiuta? Quale bisogno soddisfa? Quali conseguenze comporta? Rispondere permette di scegliere con maggiore precisione che cosa conservare e che cosa rivedere.
Anche gli ostacoli concreti meritano attenzione. Cambiare lavoro, interrompere una relazione o modificare una condizione di vita può richiedere risorse, protezione e sostegno. Attribuire ogni difficoltà alla paura del nuovo rischierebbe di semplificare troppo la situazione. Comprendere il peso della familiarità serve ad ampliare le possibilità di scelta, tenendo conto delle condizioni reali nelle quali una persona si trova.
La riflessione di Satir può quindi diventare un invito alla curiosità verso le nostre reazioni. Quando ci accorgiamo di tornare sempre allo stesso comportamento, possiamo domandarci che cosa lo renda così conosciuto e quale alternativa sia possibile sperimentare. Il primo passo può essere piccolo, ma permette di raccogliere un’esperienza nuova sulla quale costruire.
👉 Se vuoi approfondire questa riflessione, puoi esplorare il nostro articolo dedicato a Il potere dell’inconscio e della PNL di Richard Bandler, nel quale viene riportato il pensiero di Virginia Satir, e continuare il percorso sui temi delle abitudini e del cambiamento personale.
👉 Anche il modo in cui descriviamo noi stessi può diventare familiare: ripetiamo giudizi e previsioni senza fermarci a considerarli. A questo tema si collega il nostro video RIPROGRAMMA LA TUA MENTE AL SUCCESSO E ALL’AUTOSTIMA, un’occasione per osservare il dialogo interiore e accompagnare la riflessione con piccoli comportamenti nuovi, sostenibili e verificabili nella vita quotidiana.
💭 Ti è mai capitato di restare legato a un’abitudine perché conoscevi bene ciò che ti aspettava, anche se desideravi cambiare? Raccontaci la tua esperienza nei commenti: quale piccolo passo ti ha aiutato, o potrebbe aiutarti, a rendere più familiare una possibilità diversa? E se questa riflessione può essere utile a qualcuno che sta affrontando un cambiamento, puoi condividere l’articolo da qui.📩.
✓ Esplorare il rapporto tra convinzioni e comportamenti
✓ Conoscere la prospettiva della PNL sul cambiamento