
Perdere denaro è una parte inevitabile del trading. Nessun trader può prevedere correttamente ogni movimento del mercato e nessuna strategia produce soltanto operazioni vincenti. Attraverso l’esperienza di Jesse Livermore, Edwin Lefèvre porta l’attenzione su una distinzione fondamentale: il problema non è necessariamente avere una perdita, ma permettere che una perdita normale si trasformi in qualcosa di molto più grande perché non siamo disposti ad accettare di avere torto.
“Le perdite fanno parte del processo e diventano pericolose solo quando non vengono controllate.” – Edwin Lefèvre
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Il significato della frase
Questa riflessione, ispirata al libro Le memorie di un trader di Wall Street di Edwin Lefèvre, sintetizza una delle lezioni più importanti dell’opera: nel trading sbagliare una previsione è inevitabile, ma lasciare crescere una perdita perché si spera che il mercato torni nella direzione desiderata può trasformare un errore normale in un danno molto più serio.
Nel libro il protagonista esprime il concetto in maniera particolarmente netta: una perdita già realizzata non lo preoccupa; ciò che danneggia davvero il capitale e il trader è avere torto e non accettare la perdita.
La distinzione sembra semplice, ma psicologicamente è molto difficile da applicare.
Quando entriamo in un trade abbiamo necessariamente un’aspettativa. Crediamo che il prezzo possa muoversi in una determinata direzione e investiamo denaro sulla base di quella convinzione.
Se il mercato si muove contro di noi, però, può verificarsi un cambiamento sottile.
Invece di continuare a osservare ciò che sta facendo il prezzo, iniziamo a pensare a ciò che vorremmo facesse.
Aspettiamo un rimbalzo. Cerchiamo una ragione per rimanere nella posizione. Spostiamo mentalmente il punto nel quale avremmo dovuto riconoscere l’errore. Ogni piccolo movimento favorevole diventa la possibile conferma che avevamo ragione fin dall’inizio.
La speranza comincia così a sostituire il piano.
Lefèvre descrive precisamente questo problema: quando il mercato va contro lo speculatore, la naturale tendenza umana è sperare che quello sia l’ultimo giorno negativo, con il risultato di poter perdere più di quanto sarebbe stato necessario.
Ed è qui che una normale perdita può diventare pericolosa.
Un trade perdente controllato rappresenta semplicemente uno dei possibili risultati di una decisione presa in condizioni di incertezza.
Una perdita non controllata, invece, può iniziare a modificare completamente il rapporto tra rischio e capitale.
Immaginiamo un trader che stabilisca prima dell’ingresso quanto è disposto a perdere se la propria idea viene invalidata. Se il mercato raggiunge quel punto, la perdita è spiacevole, ma rimane compatibile con il piano.
Se invece il trader decide di non uscire perché “prima o poi deve tornare”, non sta più semplicemente gestendo un trade.
Sta trasformando una previsione in una necessità: ha bisogno che il mercato gli dia ragione.
Questo passaggio introduce un secondo rischio, quello emotivo.
Più aumenta la perdita, più diventa difficile chiuderla. Accettarla significa infatti riconoscere contemporaneamente di aver perso denaro e di aver sbagliato la previsione.
Per questo il trader può rimanere intrappolato nella posizione proprio quando dovrebbe essere maggiormente disposto ad abbandonarla.
Il principio espresso nel libro è quindi profondamente collegato alla gestione del rischio.
Controllare una perdita non significa evitare tutte le operazioni sbagliate. Significa decidere quanto può costare un’idea sbagliata prima che quella singola decisione comprometta seriamente il capitale o la lucidità necessaria per affrontare il trade successivo.
C’è poi un altro insegnamento importante.
Una perdita controllata permette al trader di tornare rapidamente in una condizione neutrale. Può analizzare ciò che è successo, capire se l’ingresso fosse corretto e semplicemente accettare che il mercato non abbia prodotto il movimento previsto.
Una grande perdita, invece, può generare frustrazione, paura e desiderio di recuperare immediatamente il denaro perso.
Da lì possono nascere altri errori: aumentare la size, entrare senza un vero setup, fare overtrading oppure cercare vendetta contro il mercato.
Per questo proteggere il capitale significa anche proteggere la qualità delle decisioni successive.
La lezione che emerge da Le memorie di un trader di Wall Street rimane sorprendentemente moderna: un trader non deve costruire il proprio processo cercando di non perdere mai.
Deve imparare a fare in modo che, quando inevitabilmente sbaglia, l’errore rimanga abbastanza piccolo da permettergli di continuare a operare.
👉 Se vuoi approfondire le lezioni di Edwin Lefèvre, puoi leggere anche le altre sue frasi dedicate alla speculazione, alla disciplina, alla gestione delle perdite, alla psicologia e agli errori ricorrenti dei trader.
👉 Se questa riflessione di Edwin Lefèvre ti ha fatto pensare a quanto sia importante accettare l’incertezza e controllare il rischio prima che siano le emozioni a prendere il sopravvento, guarda anche il nostro video dedicato alle lezioni fondamentali di Mark Douglas sulla psicologia del trader:
Le 5 fondamentali verità del trading – Frasi del libro Trading in the Zone di Mark Douglas
💭 Quando un trade va contro di te, riesci a riconoscere il momento in cui la tua idea è stata invalidata oppure inizi a sperare che il mercato torni dalla tua parte? Condividi la tua esperienza nei commenti: imparare ad accettare una piccola perdita può essere una delle competenze più importanti per evitare che un singolo errore diventi molto più grande. E se questa riflessione può essere utile a un altro trader, puoi condividere l’articolo da qui.📩. 📈
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